Juan Trigos

 

Miniatura para Bartók, il pezzo per ensemble qui proposto è una revisione del 2003: il violoncello e il pianoforte omoritmici creano subito il clima espressivo dell’opera, vago e un po’ sognante. Il violino tiene una nota sola (MI), che si movimenta a poco a poco, su un ritmo costante della percussione. Anche il clarinetto, quando entra, intona una sola nota (SOL bemolle), mentre il flauto si propone in modo decisamente più dinamico, pur intonando, poco dopo, anch’esso dei suoni ostinati (MI-FA-RE ecc.). E’ evidente che il Maestro punta su pochi suoni-cardine. Le brevi variazioni della melodia iniziale non mutano la sostanziale staticità dell’andamento. Il pianoforte condensa i suoni in accordi, mentre gli archi alternano pizzicato e arco. La dinamica è soffusa. Dei suoni armonici al violino conducono a un momento in cui gli strumenti sono più in rilievo. Il flauto, dopo aver svolazzato, intona un SI acutissimo, è il segnale dell’inizio di un intricato intreccio, che va a sciogliersi su suoni ribattuti, in un diminuendo senza tempo. Il materiale e le articolazioni derivano dalla Danza in ritmo bulgaro n. 5 di Bartok. La pulsazione deriva dal ritmo di questa danza ch’è un 2+2+2+3, danza che viene assimilata a una specie di moto perpetuo nella parte del tamburo, in aggiunta alle figure degli strumenti, derivate dalla rilettura del materiale bartokiano. Il pezzo è fascinoso nella sua apparente semplicità, le ripetizioni costituiscono un filo rosso, su cui l’orecchio si appoggia. Una certa meccanicità viene sciolta con bravura e sensibilità, rendendo godibile l’ascolto. Il pezzo è molto efficace e, nel complesso, si mantiene fedele allo stile di Bartok (la prima versione del pezzo venne scritta nel 1995, per il cinquantesimo anniversario della morte del grande Maestro ungherese).

 
 
 
 
 
 
 
 
Nuova Stradivarius Edizioni Musicali s.r.l