Victor Rasgado
(Città del Messico 1965)

 

Kukarikarus, per flauto, clarinetto, percussione, pianoforte, violino e violoncello, composto nel 2002 e dedicato a Icarus Ensemble. Il pianoforte, dall’ampia tessitura, tanto da doverne scrivere la parte su 3 righi, dà l’avvio al pezzo, proponendo ostinati al basso, brevi figurazioni al registro centrale e accordi all’acuto. Il clarinetto è il primo strumento a entrare, con un glissato e con note tenute. Anche il flauto propone suoni lunghi. L’entrata dei 2 archi articola, in maniera densa, il fraseggio, sempre veloce e sostenuto, con crescendi e suoni larghi di grande effetto. Il pianoforte è costantemente percussivo, nell’ultima parte anche le percussioni sono in evidenza, accentuando il carattere ritmico ed energico, al quale contribuiscono anche gli altri strumenti, con entrate decise, soprattutto al flauto che spesso buca il compatto tessuto sonoro. Il brano di questo giovane Autore messicano (nato a Città del Messico nel 1965) è d’immediato effetto e fortemente gestuale. L’esecuzione, qui, come negli altri lavori, è impeccabile, non solo precisa, ma anche realizzata in modo da esaltare la specificità espressiva dei singoli Autori.
I lavori sono tutti recentissimi, simbolicamente possono esprimere una sorta di cuore pulsante del nostro tempo, ci aiutano a capire la cultura del mondo in cui viviamo, i modi di esprimersi e le possibilità che il mondo ci concede. Ascoltando bene i suoni, ascoltiamo noi stessi, che siamo molteplici, formati da un io plurale, come il nostro tempo, come la musica.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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